La situazione delle infrastrutture viarie italiane, in particolare di gallerie, ponti e viadotti, si presenta sempre più critica, dopo aver rappresentato un fiore all’occhiello nazionale.
A denunciarlo è CNA Fita.
Le opere infrastrutturali stanno invecchiando e l’aumento del parco veicolare aggrava i problemi, mettendo a rischio la sicurezza della circolazione, l’efficienza del trasporto e lo sviluppo economico, considerato il ruolo nettamente predominante che il trasporto di merci su gomma riveste nel nostro Paese.
Già nel 2018 l’Unione delle province d’Italia (UpI) denunciava come, nelle regioni a statuto ordinario (che gestiscono circa 100mila chilometri di strade con 30mila tra ponti, viadotti e gallerie), esistessero 5.931 infrastrutture a rischio. Di queste, 1.981 erano considerate di ‘priorità 1’, opere cioè che necessitavano di interventi urgenti o erano già chiuse.
La direttiva europea 2004/54/CE, recepita dall’Italia, ha stabilito norme di sicurezza uniformi nelle gallerie autostradali dell’Unione europea. Tuttavia, dopo oltre vent’anni, i ritardi e le opere interminabili sono un segnale di grave inefficienza.
Se da un lato la messa in sicurezza delle infrastrutture è fondamentale, dall’altro l’insufficiente programmazione delle manutenzioni e la mancanza di interventi tempestivi ed efficaci mettono a rischio la sicurezza di operatori e utenti, oltre a generare disservizi e aumenti dei costi.
Il costo di esercizio di un veicolo commerciale si avvicina ai quattro euro al chilometro. Se un camion compie circa venti viaggi al mese e ogni transito comporta 50 chilometri da percorrere in più a causa delle criticità, si registrano costi supplementari intorno ai 4mila euro mensili, che fanno 48mila euro annui per ogni camion. Un peso ulteriore che, dato il basso potere contrattuale delle imprese di autotrasporto, ricade sulle spalle di queste ultime.
Per evidenziare ulteriormente l’entità del problema, si richiamano i dati del Programma degli interventi di manutenzione straordinaria di ponti, viadotti e gallerie reso pubblico dall’Anas: a dicembre 2023, su 599 interventi programmati il 36% era in corso, mentre appena il 4,5% era stato completato.
Come CNA Fita riteniamo pertanto imprescindibile che la Commissione permanente per le gallerie e il Governo siano più presenti e agiscano con maggiore speditezza, assicurando il completamento delle opere entro tempi certi e con risorse adeguate, rafforzando le capacità delle amministrazioni competenti.
A livello territoriale, la situazione è altrettanto allarmante: il protrarsi della chiusura del ponte della Botte sulla SP1, tra Fornacette, Calcinaia e Vicopisano, interdetto ai mezzi pesanti da oltre due anni e mezzo, sta creando forti criticità nel reticolo viario locale.
Analogamente, la SP3 Bientinese, arteria fondamentale per le connessioni tra Pisa, la Valdera e le zone industriali, oltre che unico collegamento tra la Fi-Pi-Li e l’A11, è ancora chiusa al traffico pesante.
A ciò si aggiungono i divieti sulla SS1 Aurelia e sulla SS206 Emilia, tra le province di Pisa e Livorno, che impongono come unica alternativa il passaggio sull’A12, una delle tratte autostradali con un pedaggio tra i più alti d’Italia. Oltre ai costi economici, ciò comporta anche tempi di percorrenza maggiori e un aumento delle ore di guida, con pesanti ricadute sull’efficienza e sostenibilità delle attività.
L’autotrasporto è il sistema circolatorio dell’economia: per quanto riguarda il trasporto pesante, le imprese sono costrette a subire rallentamenti operativi, deviazioni onerose e l’assenza di soluzioni alternative. Senza interventi tempestivi e decisi, il rischio è la paralisi dell’intera filiera produttiva.









