La riforma della legge quadro sull’artigianato non crea zone grigie né vantaggi sleali. Anzi, può diventare lo strumento per accompagnare la crescita delle imprese artigiane senza far perdere loro la propria identità. È questa la posizione di CNA, Confartigianato e Casartigiani, che rispondono alle dichiarazioni di Francesco Somma, vicepresidente di Confindustria per la cultura d’impresa e la certezza del diritto.
Il tema tocca da vicino anche l’agroalimentare artigiano: panifici, pasticcerie, gastronomie e laboratori di trasformazione che ogni giorno innovano, assumono e crescono. Per queste imprese la definizione di “artigiano” e le regole sulla dimensione aziendale sono un nodo concreto.
Riforma legge quadro artigianato: «Serve rigore, non contrapposizioni»
«Il dibattito sulla riforma della disciplina dell’artigianato deve essere affrontato con rigore, evitando di alimentare contrapposizioni che non corrispondono né all’impianto del provvedimento allo studio del Governo né alle esigenze reali del sistema produttivo».
«Il testo sul quale il Governo sta lavorando – sottolineano le Confederazioni – prevede soluzioni legislative in grado di neutralizzare ogni possibile effetto anticoncorrenziale. Non c’è, dunque, alcuna volontà di creare una “zona grigia” o di introdurre trattamenti distorsivi tra imprese che operano sullo stesso mercato».
Proprio per senso di responsabilità, le organizzazioni dell’artigianato hanno avanzato proposte per rendere la disciplina ancora più chiara ed equilibrata. Si tratta, precisano, di interventi che «non comporterebbero né disparità di trattamento tra imprese né aggravio di costi per la finanza pubblica».
Imprese artigiane e piccole imprese: il modello europeo
Secondo CNA, Confartigianato e Casartigiani, il tema va letto alla luce dell’evoluzione del quadro europeo.
«Negare alle imprese artigiane di essere ricomprese nel perimetro delle piccole imprese significa andare in direzione opposta rispetto a principi ormai consolidati a livello europeo. La dimensione d’impresa e la natura artigiana non possono essere considerate categorie rigidamente contrapposte. Lo dimostrano anche gli ordinamenti di Paesi come Francia e Germania, nei quali non sono previste limitazioni alla crescita delle imprese».
Crescere senza smettere di essere artigiani
«L’artigianato – aggiungono le Confederazioni – è una componente strutturale del sistema produttivo italiano, che comprende imprese capaci di innovare, esportare, investire e creare occupazione. La crescita dimensionale non può diventare, di per sé, la ragione per negare a queste imprese il riconoscimento della loro natura e del loro ruolo nel sistema delle piccole imprese».
Competitività e tutela costituzionale dell’artigianato
«La competitività si costruisce attraverso investimenti, innovazione, competenze e produttività, non attraverso la compressione dei salari o delle tutele. Per questo chiediamo una disciplina moderna, coerente con il quadro europeo e capace di accompagnare la crescita delle imprese senza penalizzarne la natura artigiana».
Le Confederazioni ricordano inoltre che l’artigianato gode di una specifica prerogativa costituzionale. L’articolo 45, letto alla luce del principio dell’articolo 3, riconosce la specificità dell’artigianato e legittima un trattamento differenziato nel mercato, a tutela dell’equilibrio tra lavoro e capitale nell’organizzazione dell’impresa.
«La crescita dell’impresa artigiana dovrebbe essere un obiettivo condiviso dall’intero sistema produttivo, in primis da Confindustria, che da sempre sollecita provvedimenti in grado di sostenerla».
Roma, 26 settembre 2026 – Comunicato congiunto CNA, Confartigianato, Casartigiani









