I buoni pasto rappresentano una forma di benefit aziendale sempre più diffusa, utilizzata dalle imprese per offrire ai propri dipendenti un vantaggio economico legato alla consumazione del pasto durante l’orario di lavoro.

Sono regolati dall’articolo 51 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), che stabilisce le condizioni per la loro erogazione.

La normativa prevede che i buoni pasto siano esclusi dal reddito imponibile del lavoratore fino a un valore massimo giornaliero, che attualmente opera fino all’importo complessivo giornaliero di 4 euro, aumentato ad 8 euro, nel caso di buoni elettronici.

Il vantaggio per i dipendenti è la possibilità di consumare un pasto senza dover sostenere l’intero costo. Inoltre, rappresentano un beneficio non monetario che può migliorare la percezione del proprio pacchetto retributivo e aumentare la soddisfazione lavorativa.

Dal punto di vista fiscale, i buoni pasto sono vantaggiosi sia per i datori di lavoro che per i dipendenti. Per le aziende, rappresentano un costo deducibile dal reddito d’impresa. Per i lavoratori, come già accennato, non concorrono alla formazione del reddito imponibile fino ai limiti giornalieri suddetti.

L’erogazione dei buoni pasto è una pratica che si inserisce all’interno di una politica aziendale attenta al benessere dei propri dipendenti.

Questa tipologia di welfare è cumulabile con i tetti specifici relativi ai Fringe Benefit (1000 euro e 2000 euro per i dipendenti con figli a carico per l’anno 2024). 

 

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